Partire dal seme, adattarsi al cambiemento climatico

Tra i maggiori problemi che affliggono il pianeta oggi ci sono la biodiversità, i cambiamenti climatici, la povertà, l’acqua, e la fame nel mondo. A questi si è aggiunto, in questi ultimi anni, il problema dell’obesità (di per sé non una malattia, ma condizione che predispone a molte malattie tra cui il diabete di tipo 2) e del diabete che hanno, ormai, una rilevanza pandemica.
Questi problemi, sebbene siano spesso affrontati separatamente, sono invece collegati tra loro e hanno un unico comune denominatore: i semi. Comincia infatti ad emergere una relazione tra la crescente uniformità di cibo, conseguenza della uniformità varietale perseguita negli ultimi 50 anni dal miglioramento genetico, e le malattie. La conseguenza di questa relazione è che una dieta non sana è oggi una delle cause principali di cattiva salute nelle economie sviluppate .
Il Programma di ricerca RISO RESILIENTEo intende contribuire ad affrontare questo tema attraverso lo sviluppo di sementi che, grazie anche la loro capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici, possano produrre cibo sano per le popolazioni presenti e future.

Le popolazioni evolutive sono usate dagli agricoltori come fonte da cui selezionare, da soli o con la partecipazione di tecnici e ricercatori, nuove varietà. Questa modalità di gestione di una popolazione evolutiva crea benefici a medio e a lungo termine facendo sentire i propri effetti ben al di là della durata di un progetto: la possibilità e la competenza accresciuta nel selezionare le sementi all’interno delle popolazioni evolutive, aumentano la capacità degli agricoltori di rispondere in modo dinamico a nuove richieste del mercato o alla comparsa di nuove malattie e insetti, effetti legati anch’essi ai cambiamenti climatici.

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I TEMI TRASVERSALI

Il riso e la filiera Bio
Il riso è una delle colture cerealicole più redditizie ed in Italia occupa una superficie ragguardevole stimata approssimativamente attorno ai 220000 Ha, la maggior parte della superficie viene coltivata nell’area più vocata che si trova tra Piemonte e Lombardia. Secondo i dati S.I.N.A.B., nel 2013 la superficie a riso certificata in Italia come “biologica” è stata di 8.405 ettari, dai quali sono state raccolte 57.000 tonnellate di risone, con una produzione di 6,78 t/ha.
I prezzi del risone “biologico” sono attualmente molto più elevati del convenzionale, fino a raggiungere il triplo per i tipi indica, le cui quotazioni sono attualmente al di sotto dei costi di produzione a causa di importazioni senza dazio da alcuni Paesi asiatici; se si aggiunge che il costo medio dei fertilizzanti e fitofarmaci ammonta a 675 €/ha, il vantaggio economico di coltivare con metodi “biologici” che ottengano produzioni superiori al convenzionale è straordinariamente importante
La risicoltura è stata praticata senza fertilizzanti chimici fino al 1847, data dei primi esperimenti condotti da Camillo Benso conte di Cavour, nella tenuta di Leri. Nel 1926, grazie all’affermazione dei fertilizzanti di sintesi, le produzioni medie unitarie di risone erano raddoppiate rispetto al 1860 (da 2,2 a 4,5 t/ha). Solo a partire dagli anni ’50 del secolo scorso sono stati disponibili gli erbicidi selettivi. Prima di allora, nonostante l’applicazione di rotazioni colturali, (normalmente comprendevano due-tre anni di riso, una sarchiata, una coltura autunno-vernina ed una foraggera) era indispensabile praticare la monda manuale, che richiedeva oltre 270 ore di lavoro ad ettaro. Questo accadeva prima dell’introduzione accidentale in Italia (1968) di Heteranthera spp., una infestante che, per la grande capacità di disseminazione, il portamento e la capacità di riprodursi anche per rizoma, rende impossibile la monda manuale. La storia è ricca di sperimentazioni di lotta meccanica alle infestanti della risaia: i migliori, più recenti, risultati riportano percentuali di controllo pari al 60%, che sono ancora tecnicamente ed economicamente limitanti per l’estensione delle superfici coltivabili . Al momento una risicoltura senza erbicidi è sostenibile nel tempo solo se la lotta meccanica, in aggiunta alla rotazione colturale ed una adeguata capacità competitiva delle piante fin dalle prime fasi germinative raggiunge il controllo del 90% delle infestanti. Per questo l’uso della diversità sotto forma di diverse varietà suscettibili alle malattie seminate in modo alternato con varietà resistenti ha aumentato la produzione dell’89% e ridotto l’incidenza delle malattie del 94% con il risultato che l’uso di fungicidi non era più necessario alla fine del programma . costituendo così una parte della risposta alla ricerca di soluzione richieste dal mondo Biologico e Biodinamico
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Il riso e il sistema delle aree protette
Oryza sativa spp. Japonica nei nostri areali viene coltivata in contesti umidi-acquitrinosi che la rendono una delle specie più rilevanti per la conservazione e diversificazione dei sistemi naturali, della biodiversità specifica le wetland planiziali, come quelle delle province di Novara, Pavia e Milano. Le risaie, in termini di agro-ecosistema, assumono una loro responsabilità nel mantenimento degli equilibri ecologici del paesaggio. La trasformazione d’uso del suolo, in questo caso ha determinato un decremento di oltre il 10% delle risaie allestite all’interno o nelle buffer zone delle aree protette. Se la coltivazione del riso avviene secondo le tradizionali tecniche agronomiche (allagamento del suolo nel periodo primaverile che rende le risaie un ambiente per molti aspetti simile ad una temporanea palude), le risaie possono trasformarsi in ecosistemi favorevoli alla presenza di una fauna ricca e complessa, rappresentare importanti aree di alimentazione per gli uccelli acquatici e crocevia strategico per specie migratrici e stanziali. Purtroppo le moderne tecniche colturali, che prevedono suoli perfettamente livellati e ripetuti cicli di asciutta delle camere di risaia, comprometto questa importante funzione ecologica e la coesistenza della cultura nelle aree protette e riserve ambientali.
In termini quantitativi si registra il maggior decremento all’interno del Parco Lombardo della Valle del Ticino (-1.889 ha per una diminuzione relativa del 4,16%), del Parco Agricolo Sud Milano (-1.345 ha, per una diminuzione relativa del 3,38%) e del Parco del Mincio (-637 ha per una diminuzione relativa del 6,37%).
Nel Parco Lombardo della Valle del Ticino si assiste ad un netto decremento delle risaie (-2.498 ha), questa volta non compensato da un’adeguata crescita dei seminativi (+609 ha). Ancora una volta la sperimentazione di un modello agricolo “contestuale” che parte dall’adattamento specifico costituisce una parte delle risposte a questa crisi strutturale del sistema ambientale e del paesaggio lombardo e piemontese.

 

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IL PROGETTO:

Attraverso il sostegno della Fondazione Cariplo si vuole Contribuire ad innovare il sistema risicolo (la filiera e l’agro-paesaggio) italiano facilitando l’accesso al germoplasma adattato in contesti locali, utili alla transizione di modello di coltivazione agro-ecologica

In particolare:

  • validare il metodo per il miglioramento genetico evolutivo e partecipativo sulla specie del Oryza sativa spp. Japonica in Italia, con particolare riferimento alle aree delle province di Milano, Pavia, Novara;
  • assicurare la disponibilità del materiale sementiero tramite la sperimentazione di sistemi sementieri locali e di “case delle sementi” comunitarie;
  • assicurare una efficace divulgazione dei risultati delle sperimentazioni delle pratiche agrotecniche connesse all’uso di popolazioni adattative

 

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guarda il video del primo incontro sul campo nel 2018

progetto riso resiliente 2018/2019

 

 

 

 

 

 

 

 

Con chi lavoriamo

 
 
 
 
 
 
Progetto Sostenuto da Fondazione Cariplo
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Il progetto si giova della collaborazione e dei risultati sperimentali relative alle tecniche agronomiche del riso biologicoe biodinamico identificate dal gruppo di ricerca dell'università di Milano, Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali

 

per ulteriori info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

#Buono da pensare buono da mangiare