Ugo de Cillis

 

Il Prof. U. De Cillis durante il “Raduno dei tecnici agricoli del mezzogiorno e delle Isole”, tenutosi a Portici il 29-31 Marzo 1931, nella relazione “La granicoltura Siciliana e le basi del suo miglioramento” enunciò le linee guida dei programmi di miglioramento genetico da lui avviati presso la Stazione:

“Per quanto riguarda, infine, la scelta di razza e riferendomi in modo particolare al frumento, occorre tener presente, a mio parere, i seguenti concetti fondamentali :
Data la grande variabilità di suolo e di clima dell’Isola, e per quest’ultimo non solo variabilità da luogo a luogo, ma da anno ad anno, è necessario adottare e diffondere parecchie razze ad attitudini e produttività, intese nel senso ecologico, diverse.
Per il concetto che ho già espresso circa l’armonia della produzione granaria Italiana nel suo complesso, occorre conservare alla produzione siciliana la caratteristica di grani duri per pastificazione, e scegliere per la panificazione grani specialmente di forza.
Date le condizioni poco favorevoli d’ambiente fisico e le condizioni tecnico-colturali dell’agricoltura Siciliana, che sarà sempre difficile raffinare molto, occorre ricercare razze e varietà piuttosto rustiche che siano capaci di utilizzare al massimo le risorse ambientali a resistere bene alle condizioni avverse.
Premesse queste direttive, è naturale che occorra approfondire la conoscenza delle varietà locali – molte delle quali altamente pregevoli – sia dal punto di vista morfologico che da quello biologico e colturale, e non decretarne, a priori, la sostituzione. Conosciute le loro caratteristiche, quelle varietà locali che avranno mostrati i maggiori pregi si purificheranno e si conserveranno per selezione, quelle troppo difettose si elimineranno e quelle che mostreranno accanto a notevoli pregi qualche difetto si cercherà di correggere con l’ibridazione.
Sia allo scopo di avere a disposizione materiale per l’ibridazione, e sia per l’eventuale diffusione in purezza, sarà curata la coltivazione in paragone di quel maggiore numero che sarà possibile di procurarsi di razze provenienti da altre regioni italiane e straniere che abbiano con la Sicilia condizioni simili di suolo e di clima. Il lavoro genetico volto al perfezionamento delle varietà locali e all’introduzione di nuove razze è certamente lungo e pieno d’incognite, specialmente in un ambiente così vario come quello siciliano, in cui il grano si coltiva da un’altitudine di oltre 1000 m. fino al livello del mare, sotto regimi pluviometrici che da altre 1000 mm. annui scendono a meno di 500, con le più svariate condizioni di suolo e con enormi variazioni dell’andamento climatico da un’annata all’altra.”

Tali criteri di carattere generale, enunciati nel 1931 e validi sino ai nostri giorni, hanno trovato pratico riscontro e significativi risultati nei lavori di selezione e incrocio varietale di frumenti vari effettuati dalla Stazione.

La Stazione Sperimentale di Granicoltura “rese concreta la possibilità di uno studio razionale dei problemi di tecnica colturale dei paesi aridi e di quelli dell’Italia meridionale ed insulare in specie”, così sottolinea lo stesso U. De Cillis : ”Si è finalmente, generalizzata la convinzione che l’agricoltura dei paesi aridi, la nostra agricoltura, è cosa ben distinta e diversa da quella dei paesi umidi, l’unica che , una volta, era designata con l’epiteto di ‘nazionale’” (U. De Cillis 1931).
Tutta la sperimentazione e la ricerca agraria intrapresa in quegli anni e proseguita con alterne vicende fino a i nostri giorni era improntata alla metodologia così enunciata da U. De Cillis.

“In quanto al metodo, è necessario che ogni problema di tecnica agraria venga considerato da un punto di vista assolutamente unitario e cioè nel più compiuto ed effettivo quadro ambientale e nei suoi rapporti con tutti i fenomeni e i fattori della produzione agraria. Non serve, ai fini della tecnica agraria, studiare, ad esempio, il terreno indipendentemente dal clima, o viceversa, o la pianta indipendentemente dal terreno e dal clima, come non serve studiare un metodo di lavorazione o di concimazione se non in rapporto alle modificazioni strutturali ch’esso comporta nel terreno, al bilancio della sua fertilità, alla produzione della pianta che si coltiva. A questo concetto fondamentale risponderà il metodo di lavoro e l’organizzazione della nuova Stazione sperimentale. Ne deriva, intanto, che a base delle ricerche che dovranno eseguirsi, sta la conoscenza dell’ambiente, nel suo più vasto senso, e pertanto, a base del razionale programma di attività della Stazione, sta lo studio sistematico per la conoscenza scientificamante esatta dei terreni, del clima, delle varietà e razze di piante coltivate. Basta questa sola enunciazione per comprendere di che importanza e di che vastità sia questo lavoro di base per la Sicilia vergine o quasi di queste indagini, al lume della moderna scienza e tecnica agraria, e la cui predominante caratteristica agrologica è l’estrema variabilità di suolo e di clima, a cui dà origine la speciale conformazione geomorfologica dell’Isola. La vastità e la natura stessa di queste indagini sono tali per cui, se se ne volesse attendere il compimento, parecchi decenni non basterebbero; e poichè la risoluzione dei problemi della produzione agraria ha per noi importanza vitale e obbliga a non attardarsi, è parimenti necessario che, mentre questa sistematica ed esatta conoscenza dell’ambiente si approfondisce e si sviluppa, la sperimentazione segua strettamente da vicino la tecnica, anche quando non possa basarsi sulla rigorosa conoscenza scientifica. In altri termini, è necessaria, e sarà seguita, una larga sperimentazione che si proponga fini essenzialmente pratici, i cui risultati, cioè, siano di un’applicabilità più generale che sia possibile e praticamente efficaci.”

Fin dal 1942 in un pregevole studio preliminare (De Cillis, 1942) furono date le prime notizie sulle caratteristiche morfologiche, fisiche, chimiche e tecnologiche dei frumenti siciliani; questo studio che certamente sarebbe stato fecondo di risultati, subì purtroppo un arresto per le note vicende belliche per le quali tanto ebbe a soffrire la Stazione, e nella sua attrezzatura e nella sua attività, per cui fu possibile ripigliare l’attività nel 1950, quando rimarginate le ferite, ripristinata in parte l’attrezzatura con gli aiuti straordinari, si ebbe il minimo indispensabile per lavorare.