Otto Frankel, nato in Austria nel 1900 e morto in Australia nel 1998, è stato una figura chiave nel mondo della conservazione delle risorse genetiche a livello internazionale. Agronomo di formazione, genetista di professione, prima ricercatore e poi nel Consiglio di Amministrazione del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization in Australia dal 1951 al 1966, Otto cominciò a interessarsi di biodiversità agricola una volta in pensione. Dal 1966 infatti il suo lavoro è stato dedicato alla conservazione della diversità agricola, come testimoniano i molti articoli e libri da lui pubblicati, l’ultimo – The conservation of plant genetic resources - nel 1995, ultranovantenne.
Si deve a Otto Frankel e alla sua collega Erna Bennett (vedi Notiziario n. 00 dell’aprile 2011) la creazione dei termini “risorse genetiche”, per definire l’insieme del patrimonio varietale accumulato nel tempo dagli agricoltori durante l’evoluzione dell’agricoltura, e “erosione genetica”, per definire la riduzione di questo patrimonio con la modernizzazione dell’agricoltura. Era il 1967, Frankel e Bennett avevano organizzato la prima conferenza scientifica internazionale su Esplorazione, Utilizzazione e Conservazione delle Risorse Genetiche Vegetali con il supporto della FAO e del Programma Biologico Internazionale (IBP). Questa conferenza diede il via al lavoro di un gruppo di esperti specializzati sulla conservazione delle risorse genetiche, coordinato dal duo Frankel e Bennett, che elaborò un programma di lavoro ed una serie di raccomandazioni. Nel 1972 Otto presentò questi risultati al Comitato Tecnico del Gruppo Consultivo sulla Ricerca Agricola Internazionale (CGIAR) e, in maniera del tutto inaspettata, si ritrovò a fare una relazione alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente Umano riscuotendo l’interesse di molti delegati. Grazie a questo intervento nelle Raccomandazioni approvate dalla Conferenza sono contenute una serie di attività per la conservazione delle risorse genetiche agricole ed il tema arrivò così alla pubblica opinione. Da allora le risorse genetiche agricole sono diventate un terreno di scontro internazionale tra nord e sud e tra modelli e strategie di conservazione (ex situ o on farm).
Nel 1977 in un suo intervento pubblico affermò che la scala dell’impatto dell’uomo sulla variabilità genetica, sia domestica che selvatica, è tale che non è più possibile proclamare la nostra innocenza evolutiva, “abbiamo acquisito una responsabilità evolutiva e dobbiamo sviluppare un’etica evolutiva. Nutriamo la varietà perché senza di essa la vita avrà fine”.
Con il tempo divenne sempre meno ottimista sulla validità della sua idea di una rete mondiale di collezioni come spina dorsale della strategia di conservazione e sempre più convinto dei benefici della conservazione in situ delle specie selvatiche, pur rimanendo incerto fino alla fine su dove tracciare la linea tra l'obiettivo impossibile di conservare tutto e l'approccio utilitaristico di conservare solo le specie di probabile utilità.
Nel 1993 è stata istituita la borsa di ricerca internazionale Vavilov-Frankel sulle risorse genetiche agricole.