Francesco Todaro e Nazzareno Strampelli sono, seppur con differenze di metodo, considerati i padri del miglioramento genetico dei cereali in Italia. Francesco Todaro nacque nel 1864 a Cortale, solo due anni dopo Strampelli. Conseguì la laurea nella Facoltà di agraria di Pisa nel 1886, fu docente di Economia e direttore dell'Istituto Superiore Agrario presso l'Università di Bologna e agronomo (1904-1935) presso la Stazione sperimentale di Modena.

Nel 1921 fondò sempre a Bologna l'Istituto di Allevamento Vegetale di Ceralicoltura che diresse sino al 1936. Si spense nel 1950, otto anni dopo Strampelli. Todaro come Strampelli fu spinto, dalla critica situazione economica dell'Italia a contribuire, con il proprio lavoro, al miglioramento dell'agricoltura del Paese. A differenza di Strampelli, Todaro, lavorò non solo sui frumenti ma anche su riso, avena, mais e erba medica.
Basando il suo lavoro sul modello della svedese Stazione Agraria di Svalöf (fondata nel 1886), era convinto che per migliorare la produttività del grano si potesse utilizzare la ricerca genetica, non nel senso di alterare la natura di quelle determinate specie vegetali, bensì nella prospettiva di “stimolare” la selezione e la diffusione di varietà di piante ‘elette’, che fossero in grado cioè, per la loro più riuscita qualità, di assicurare prodotti migliori.
Inoltre, la sua attività non si limitò al solo miglioramento genetico ma si rivolse anche alla risoluzione di problemi pratici e organizzativi allo scopo di mettere a disposizione degli agricoltori sementi di ottima qualità e a prezzi accessibili.
Per questo nel 1911 fondò la " Società Cooperativa Bolognese per la produzione di Sementi della Grande Cultura", un società sementiera privata, che oggi è conosciuta come Prosementi o Società Produttori Sementi, che diresse sino al 1927.
Il lavoro svolto era basato sulla selezione per "linea pura" applicata sulla variabilità presente all'interno delle popolazioni o varietà locali coltivate all'inizio del secolo in Italia, Inghilterra, Francia, Svezia e Spagna, chiamate da Todaro "comuni varietà non purificate".
Gli insuccessi con le popolazioni straniere indussero, «Sebbene a malincuore» scrive Todaro, a fare selezione sulle popolazioni e varietà locali, tra cui il Rieti, il Fucense, il Gentil rosso, il Noè, il Cologna Veneta, il Monghidoro, il Marzuolo ferrarese, per le quali le prove condotte nel corso di quegli anni risultarono ben più soddisfacenti, aprendo così la strada all’idea di fare assoluto affidamento sui grani della zona.
Tra tutte le varietà “elette” isolate, distinte, uniformi e stabili quelle considerate di maggior successo furono: il Gentil Rosso 48, il Rieti 11 e il Cologna 12.
La loro selezione fu effettuata in un arco di tempo di 3 anni. Furono anche selezionate con successo l’Inallettabile 95 e 96. I continuatori dell’opera di Todaro hanno seguito un percorso, come azienda sementiera privata, spesso parallelo a quello dei continuatori dell’opera di Strampelli, che si annoverano soprattutto tra i ricercatori pubblici. Todaro riunì l’attività di ricerca con quella imprenditoriale convinto che sarebbe stato più facile attirare l’attenzione degli agricoltori bolognesi intorno a risultati concreti piuttosto che a idee progettuali, per tale motivo soprattutto la 2° e 3° fase della ricerca di Todaro da lui descritte riportano: 

  • "lo studio pratico delle speciali attitudini di ciascuna delle famiglie individuate: che ha luogo nelle moltiplicazioni di prova”;
  • "La ricerca diretta- con le colture di prova territoriale (delle varietà selezionate..)- dell’ambiente agrario in cui ciascuna delle famiglie elette può trovare le più favorevoli condizioni di esistenza”.

Fu nel 1927 che all’interno della Prosementi, al metodo di Todaro, non più direttore, fu affiancato quello dell’incrocio artificiale. Alcune varietà costituite da Strampelli vennero incrociate con quelle di Todaro, ottenendo così il San Giorgio, il Pieve e il Riale.  Todaro definì questo nuovo percorso come un “risveglio”; scrisse in un comunicazione del 1936 alla Società Agraria di Bologna: “Senza quel ‘risveglio’ ci saremo ancora attardati nella faticosa revisione genetica dei vecchi nostri grani”.