Luglio 2014 - A seguito della raccolta fondi lanciata da Avaaz per la costituzione di un mercato mondiale di sementi contadine la La Réseau Semences Paysannes, nostro partner nell'ambito del Coordinamento Europeo Liberiamo la Diversità!, ha diramanto il comunicato che segue.

 Di seguito le versioni orignali in inglese e francese.

Ringraziamo per la traduzione in italiano Wwoof-Italia

 

Aiguillon, 11 luglio 2014

 COMUNICATO

 COMBATTERE MONSANTO O FACILITARE LA BIOPIRATERIA?

 

Con il pretesto di lottare contro Monsanto, Avaaz ha appena inviato milioni di e-mail che sollecitano la generosità pubblica per lanciare un commercio elettronico mondiale di semi. La Réseau Semences Paysannes si interroga: i contadini hanno bisogno di un “negozio mondiale” in rete di semi? Il commercio su internet sfuggirà alle leggi del commercio mondiale dettate da Monsanto e dalle altre multinazionali? Ciò che propone Avaaz non rischia di diventare una organizzazione mondiale per facilitare la biopirateria da parte di queste multinazionali?

 

Secondo Avaaz, questo progetto sarebbe stato concepito dai “contadini che resistono e conservano semi in banche dei semi e in fienili sparsi in tutto il mondo”. La Réseau Semences Paysannes, che raggruppa in Francia la maggior parte delle Case dei Semi Contadini all'interno delle quali questi agricoltori si organizzano, non ha mai domandato niente a Avaaz. E non conosce nel mondo nessuna organizzazione di piccoli agricoltori che possa concepire un progetto del genere.

 

 I piccoli agricoltori lavorano molto di più nei campi che su internet. Producono e vendono cibo. Solo le aziende di semente vivono del commercio dei semi. I piccoli agricoltori che praticano l'agro-ecologia contadina hanno bisogno all'inizio di poter selezionare e moltiplicare i loro semi locali al fine di adattarli alle condizioni di coltura e ai cambiamenti climatici che si manifestano nei propri campi. Non hanno bisogno di semente selezionate e moltiplicate dall'altra parte del mondo, che esigono una grande quantità di fertilizzanti e di pesticidi chimici per adattarsi alle locali condizioni di coltura alle quali esse non sono state preparate.

 

Qualche campione di seme che viene da fuori li aiuta talvolta a rinnovare la diversità dei loro semi locali. Questi scambi di piccole quantità sono indispensabili quando gli agricoltori hanno perduto i semi locali e anche per far fronte all'accellerazione dei cambiamenti climatici. Quando li ricevono gli agricoltori devono selezionarli per adattarli alle loro proprie condizioni di coltura prima di coltivarli su vasta scala. Capita anche che le riserve di semente contadine locali siano distrutte da una catastrofe climatica o da guerre. Gli agricoltori devono allora rifornirsi eventualmente in un paese vicino ma non su un mercato mondiale di semi, inadatti alle loro condizioni di coltura e che imporrebbero l'utilizzo di fertilizzanti e di pesticidi chimici.

 

Gli agricoltori sanno organizzarsi direttamente tra loro per facilitare questi scambi, malgrado le leggi dettate dalle multinazionali per impedirglielo. Per questo, si incontrano per trasmettersi anche le conoscenze associate a ciascun seme. Se capita loro di creare delle imprese artigianali che diffondano i loro semi via internet, è sempre su piccola scala. Ma non hanno bisogno che ogni seme e ogni conoscenza siano messi in vendita in un immenso “negozio mondiale” su internet che sfuggirà forzatamente al loro controllo. Inoltre ciò non farebbe che facilitare il lavoro delle multinazionali, sempre alla ricerca di nuovi semi per brevettarli; esse hanno bisogno di accedere alle conoscenze degli agricoltori al fine di sapere quali tra questi semi possiedono i caratteri giusti per un brevetto. Una volta brevettati, ciò impedirà agli agricoltori di continuare a utilizzare i loro semi, forniti in modo gratuito alle multinazionali. Gli agricoltori non vogliono certo facilitare questo furto di loro semi da parte dei brevetti delle multinazionali.

 

Infine, Avaaz non dice a chi andrà il denaro raccolto, né chi lo gestirà.

 

Gli agricoltori sono felici quando delle ONG li aiutano a organizzarsi. Ma essi non hanno bisogno di ONG che tentano di mobilitare la società civile in loro nome per degli obiettivi che non siano i loro. Per poter selezionare e produrre localmente semi, gli agricoltori hanno bisogno che i loro diritti di conservare, utilizzare, scambiare e vendere semi siano riconosciuti e applicati in ogni paese. Hanno bisogno di una mobilitazione della società civile per impedire, ovunque nel mondo, leggi e brevetti sui viventi che ostacolano questi diritti.

 

 

Il Consiglio di Amministrazione della Réseau Semences Paysannes.

 

 

 

Contatto: Patrick De Kochko

 

Aiguillon, July 11th 2014.

 

 

 

Release

 

Is Avaaz combatting Monsanto

 

or facilitating biopiracy?

 

 

 

Under the pretext of fighting Monsanto, Avaaz has sent millions of emails to solicit public donations to launch a global e-commerce in seeds. The French Farmers Seed Network (Réseau Semences Paysannes) asks: Do farmers need a "global online-store" for seeds? Is this commerce with seeds over the internet going to escape the laws of world trade dictated by Monsanto and other multinationals? Isn't what Avaaz proposes running the risk of organizing biopiracy on a global scale serving these multinationals?

 

According to Avaaz, this project is designed by "farmers who resist by preserving seeds in seed banks and barns around the world." The Farmers Seed Network bringing together in France most organizations of "farmers" working on Farmer seeds never asked Avaaz for anything and have never heard about an organization of small farmers in the world that could conceive such a project.

 

Small farmers rather work in their fields than on the internet. They produce and sell food. Only seed companies live from the seed trade. Small farmers practicingagro-ecology need first of all to be able to select and multiply their seeds locally, in order to suit their local growing conditions and adapt to climate changes asthey occur in their fields. They don't need seeds selected and multiplied on the other side of the planet that would require large amounts of chemical fertilizers and pesticides to adapt to local growing conditions, to which they were not acclimated.

 

A few seed samples from elsewhere are sometimes enough to help them renew the diversity of their local seeds. These exchanges of small quantities of seeds are needed when farmers have lost their local seeds and also when they cope with accelerating climate change. But when they receive these seeds, farmers must first select those suitable for their own growing conditions before they can grow them on a large scale. It also happens that the local seed stocks are destroyed by aclimatic catastrophe or war. Farmers must then obtain seeds from their nearest neighbors, possibly from neighboring countries, but not on a global seed market.

 

Farmers have organized themselves to facilitate the exchanges they need despite the laws dictated by multinationals that try to prohibit them. They meet in person and talk to eachother in order to transmit the knowledge associated with each seed. If some of them are creating small artisan businesses which could seel seeds through the internet, it is always on a smal-scale level. But they don't need all their Farmer seeds and all their knowledges to be puted up for sale on a huge internet store that would necessarily escape their control. This would only facilitate the work of multinationals seeking new seeds with intertsing traits that could be patented. They want access to farmers' knowledge to determine which of these seeds have valuable traits worth patenting. These patents then forbid farmers tocontinue using the seeds, that they are invited to give for free on this “ebay store”. Providing access and information over the internet means giving Farmer seeds away to the multinationals. Farmers do not want to facilitate the theft of their seeds through patents by multinationals.

 

Finally, Avaaz does not say by whom and how the money collected on behalf of farmers, who are not associated with this campaign, will be managed.

Farmers are happy when NGOs help them to organize. But they don't need NGOs trying to mobilize civil society on their behalf for purposes that are not theirs. To select and locally produce seeds, farmers need their rights to save, use, exchange and sell their seeds recognized and applied in every country. They need the mobilization of civil society to prevent in all countries of the world the laws and patents on life impeding those rights.

 

The Administrative council of the Réseau Semences Paysannes.

 

Contact : Patrick De Kochko, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., 00 33 6 17 06 62 60 ou 00 33 5 53 84 44 05

 

 

Aiguillon le 11 juillet 2014.

 

 

 

Communiqué

 

Combattre Monsanto

 

ou faciliter la biopiraterie ?

 

 

 

Au prétexte de lutter contre Monsanto, Avaaz vient d'envoyer des millions de courriels sollicitant la générosité publique afin de lancer un commerce électronique mondial de semences. Le Réseau Semences Paysannes s'interroge : les paysans ont-ils besoin d'un « magasin mondial » en ligne des semences ? Le commerce sur internet échapperait-il aux lois du commerce mondial dictées par Monsanto et les autres multinationales ? Ce que propose Avaaz ne risque-t-il pas de devenir une organisation mondiale pour faciliter la biopiraterie de ces multinationales ?

 

D'après Avaaz, ce projet serait conçu par « les fermiers qui résistent et préservent des graines dans des banques de semences et des granges réparties dans le monde entier ». Le Réseau Semences Paysannes, qui regroupe en France la plupart des Maisons des Semences Paysannes au sein desquelles ces « fermiers » s'organisent, n'a jamais rien demandé à Avaaz. Et il ne connaît de par le monde aucune organisation de petits paysans qui puisse concevoir un tel projet.

 

Les petits agriculteurs travaillent plutôt dans leurs champs que sur internet. Ils produisent et vendent de la nourriture. Seules les entreprises semencières vivent du commerce des semences. Les petits agriculteurs qui pratiquent l'agro-écologie paysanne ont d'abord besoin de pouvoir sélectionner et multiplier leurs semenceslocalement, afin de les adapter à leurs propres conditions de culture et aux changements du climat tel qu'ils se manifestent dans leurs propres champs. Ils n'ont pas besoin de semences sélectionnées et multipliées à l'autre bout de la planète qui exigent de grandes quantités d'engrais et de pesticides chimiques pour s'adapter à leurs conditions de culture locales auxquelles elles n'ont pas été préparées.

 

Quelques échantillons de semences venant d'ailleurs les aident parfois à renouveler la diversité de leurs semences locales. Ces échanges de petites quantités de semences sont indispensables lorsque les agriculteurs ont perdu leurs semences locales et aussi pour faire face à l'accélération des changements climatiques. Mais lorsqu'ils en reçoivent, les agriculteurs doivent d'abord les sélectionner pour les adapter à leurs propres conditions de culture avant de pouvoir les cultiver à grande échelle. Il arrive aussi que les stocks de semences paysannes locales soient détruits par une catastrophe climatique ou des guerres. Les agriculteurs doivent alors se fournir auprès de leurs voisins les plus proches, éventuellement dans un pays voisin, mais pas sur un marché mondial des semences lesquelles seront inadaptées à leurs conditions de culture et leur imposeront l'utilisation d'engrais et pesticides chimiques.

 

Les agriculteurs s'organisent pour faciliter ces échanges directement entre eux, malgré les lois dictées par les multinationales qui tentent de le leur interdire. Pour cela, ils se rencontrent pour se transmettre aussi leurs connaissances associées à chaque graine. S’il leur arrive de créer des entreprises artisanales qui diffusent leurs semences via Internet, c’est toujours à petite échelle. Mais ils n'ont pas besoin que toutes leurs semences paysannes et toutes leurs connaissances soient mises en vente dans un immense « magasin mondial » sur internet qui échappera nécessairement à leur contrôle. De plus, cela ne ferait que faciliter le travail des multinationales qui recherchent de nouvelles semences susceptibles d'être brevetées et ont besoin pour cela d'accéder aussi aux connaissances des agriculteurs afin de savoir lesquelles de ces semences possèdent les bons caractères à breveter. Ces brevets interdiront aux agriculteurs de continuer à utiliser les semences qu'ils auront ainsi données gratuitement aux multinationales. Les agriculteurs ne souhaitent pas faciliter ce vol de leurs semences par les brevets des multinationales.

 

Enfin, Avaaz ne dit pas à qui sera confié l'argent récolté, ni qui le gérera .

 

Les agriculteurs sont heureux lorsque des ONG les aident à s'organiser. Mais ils n'ont pas besoin d'ONG qui tentent de mobiliser la société civile en leur nom pour des objectifs qui ne sont pas les leurs. Pour pouvoir sélectionner et produire localement leurs semences, les agriculteurs ont besoin que leurs droits de conserver, d'utiliser, d'échanger et de vendre leurs semences soient reconnus et appliqués dans chaque pays. Ils ont besoin d'une mobilisation de la société civile pour interdire dans tous les pays de la planète les lois et les brevets sur le vivant qui entravent ces droits.

 

Le Conseil d'Administration du Réseau Semences Paysannes.

 

Contact :Patrick De Kochko, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.