Notiziario N° 128 del 4 gennaio 2017

 

1040 - MANDILLO DEI SEMI - XVI EDIZIONE

Domenica 15 gennaio, dalle 10 alle 17, a Ronco Scrivia (30 km da Genova), si svolgerà la XVI edizione dell'ormai consueto MANDILLO DEI SEMI, festa del libero scambio di semi autoprodotti e lieviti di casa. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti,
E tutti - contadini, orticoltori, appassionati, collezionisti, pensionati, casalinghe, insegnanti, dopolavoristi... - possono portare i propri semi, pochi o tanti, rari o comuni, purché autoprodotti, e anche lieviti (pasta madre, madre dell'aceto, lieviti di kefir ecc.) da scambiare o donare, ma nulla da vendere.
Chi desidera partecipare con un tavolo per lo scambio (da specificare se il tavolo gli occorre o lo porta con sé) ricordi che occorre prenotarsi per tempo scrivendomi e segnalando:
- nome, cognome, provenienza, telefono
- tipo di semi che vuole portare (basta una indicazione generica)
- targa dell'autovettura (se viene con un autovettura).

 

Mandillo dei semi

 



1041 - RELAZIONE INCONTRO NAZIONALE RETE SEMI RURALI 2016

Maria Pia Corpaci ci informa su quanto detto all'incontro nazionale della Rete Semi Rurali :
Si è parlato di rete, di semi e di comunità con una quarantina di persone in rappresentanza delle 34 associazioni rurali che la rete esprime. L'incontro verteva sui sistemi semetieri e sul decennale della rete che cade nel 2017 e che sollecita una strategia nuova per i prossimi 10 anni.
Una breve introduzione ha raccontato vittorie e fallimenti degli ultimi 10 anni. Cocenti i fallimenti, ma le vittorie aprono spazi d'azione concreti.
Si è parlato del fatto che mentre da 5 sono diventate 3 le multinazionali che controllano ormai il 76% delle sementi in commercio, e che erodono la biodiversità imponendo un numero limitato e uniforme di "prodotti", sia necessario sfruttare le possibilità reali e legali di strutturare la risposta che invece vuole proteggere la biodiversità a livello locale.
Quindi capacitare le associazioni e le persone, i contadini in primis, a registrare varietà nel registro locale o delle varietà da conservazione, spazi legali creati anche grazie alle pressioni della Rete, e creare delle case del seme che potrebbero recuperare tradizioni come quella del Monte Frumentario ottocentesco cilentano che conservava semente a livello consortile per i tempi difficili. Questo consentirebbe di proteggere la caratteristica locale del seme e di continuare la sua esistenza nelle zone in cui è vocato, erodendo così l'uniformità imposta a livello industriale.
Approfondendo il campo della genetica, è sempre più evidente che la vita dev'essere tenuta in vita, non può essere congelata. Da congelata, perde in vitalità. E comunque, l'avere pochi semi in conservazione porta a che solo una parte della diversità presente all'interno di un varietà sia rappresentata e che questi semi congelati non abbiano comunque possibilità di evolverversi con l'evolversi del clima. I semi vanno preservati possibilmente in campo, e in campi diversi. Così l'idea di case dei semi a livello locale, che conservino e redistribuiscano la biodiversità locale non tanto mediante una rete di contadini custodi registrati come preconizza la legge Cenni, che privatizza una funzione da sempre libera, ma di contadini che coltivano, moltiplicano, selezionano, scambiano e vendono il seme di varietà locali o da conservazione e che fanno parte di una rete sementiera diffusa ma che può usufruire di un certo numero di servizi centralizzati sia di consulenza che, ove possibili, logistici, E che si sostengano sui principi di riconoscimento (del lavoro del contadino) e di reciprocità (il mio seme per il tuo seme).
Su questa visione di per sé innovativa, sintetizzata attraverso il lavoro di gruppo dei partecipanti, si innestano le enormi potenzialità dei miscugli e delle popolazioni che permettono di immaginare una rapida evoluzione, se gestita con criterio, delle capacità di selezione ed adattamento da parte degli agricoltori e delle comunità locali di nuove varietà o popolazioni che possano garantire maggiore congruità del lavoro e del mercato.

 


1042 - L'ALLUVIONE DEL 24 NOVEMBRE 2016

L'accorato sfogo di Jole Buscaglia, socia del Consorzio, dopo l'alluvione del 24 novembre:
Cari tutti,
vi porto a conoscenza di una triste realtà che ha colpito, in special modo la Alta Valle Bormida, il 24 novembre, ovvero l'esondazione del fiume Bormida creando ingenti danni a tutta la popolazione, non solo alla mia azienda.
Non ci sono parole che possano descrivere bene ciò che è accaduto, 48 ore incessanti di pioggia, ma non una pioggia normale, un muro d'acqua !!!! sembrava di viver un incubo , vedere il Bormida alzarsi a vista d'occhio e vedere portare via con se alberi, legna, e una serie incessante di cose strane che non si capisce cosa in origine possano essere state.
E tracimato distruggendo tutto cosa trovava sul proprio cammino, 500 mt prima delle nostre serre, e un km a valle i prati che c erano non ci sono più... al loro posto il letto del fiume, e proprio cambiato il paesaggio...
Credetemi ho visto la disperazione negli occhi di Sergio e Giovanni, una corsa incessante sotto una pioggia impetuosa nel cercare di salvare trattori , carri , frese , non solo nostri ma anche dei vicini, e lavorare in queste condizioni e come lavorare completamente nudi .tre ore eterne, dove per tanto che tu facessi sembrava stessi fermo.
Quando , per fortuna non con la violenza impetuosa delle onde, ma con il troppo pieno laterale delle acque ho iniziato a vedere galleggiare il motore da bagnare, casse di cipolle che dopo pochi metri si ribaltavano, casse vuote , tavoloni da muratore, scale, ho seriamente pensato al peggio, ho seriamente temuto per le strutture e per la terra.
Quella terra che ti permette di coltivare e vivere di quello che fai, con sacrificio e fatica, ma se ad un certo punto non hai più terra ma roccia e pietre cosa fai?
Tutti i terreni della nostra azienda sono stati colpiti in maniera più o meno grave, ma non in modo distruttivo. Solo agli Stagnazzi ci sono mediamente venti cm di fango ovunque, alle Giaire ghiaione e sabbia la fanno da sovrane, a Mereta è sparita la strada di accesso, ma è rimasta la verdura, a Camporosso, a parte un po di smottamenti situazione stabile, ai Laghetti poco e niente.
Per ciò che riguarda i magazzini e la casa non ho avuto danni, o comunque trascurabili. Ho perso metà produzione annuale di cipolle, e tutto quello che era nei tunnel agli Stagnazzi.
Non c'è una famiglia in paese che non abbia avuto danni più o meno ingenti. Quando poi al pomeriggio, a piedi, mi addentro in paese quella stessa disperazione di poche ore prima la rivedo in più persone. Anziani con le cantine allagate, alberi ovunque che ostruiscono il flusso mastodontico delle acque, ruscelli inesistenti per undici mesi l'anno all'improvviso sono rii impetuosi. Tanti ponti che collegano le frazioni non ci sono più… ora, l'energia elettrica è fornita da generatori in tutto il paese.
Questa è la terza alluvione nei miei ricordi, 1994, 2000, 2016.Sicuramente questa vissuta con più consapevolezza e timore.
Facciamo lavori dove siamo abituati a rimboccarci le maniche e andare avanti. Non è semplice fare i conti tutte le stagioni con le basse temperature, in parte con la neve , e ora anche con l'acqua.
Vi ringrazio, perché chi più chi meno, ci permettete, con i vostri acquisti, di continuare la nostra quotidianità, e vivere di ciò che facciamo in questi territori già difficili per conto loro, ma che per me, sono le mie radici.
Leggendo questo vi ho fatto perdere pochi minuti del vostro prezioso tempo , e ve ne ringrazio, non volevo essere retorica e lacrimevole, ma in queste righe ho condiviso con voi un triste momento che ho vissuto, che penso porti tutti a riflettere.
Un caro saluto a tutti, e grazie
Jole Buscaglia

 


1043 - NON HO TEMPO PER LA FRETTA - DI FELICE (ROSARIO COLACI)

Massimo Angelini ci propone l'ultimo libro edito da Pentagora: Non ho tempo per la fretta di Felice (Rosario Colaci):
Non avrei mai pensato di pubblicare un libro così, sono sincero, ma la sua semplice bellezza mi ha conquistato, con parole di buon senso, senza ostentazione, senza citazioni, senza complicazioni, in rima baciata indifferente alla metrica, naif come Ligabue (il pittore) ma con una sonorità che ricorda i testi rap: semplicemente prezioso come i disegni di Daniele Garota che lo accompagnano.
Ama la terra, cantale la tua canzone, anche se sei stonato,
l'importante è che nel cuore tu le sia grato.
Felice, contadino di 62 anni, laureato sulla terra (a pieni voti!), vive nelle Marche; con il secondo terremoto un mese fa ha perso il cascinale dove viveva, ma non si perde d'animo e continua a ringraziare la vita, lo stesso. Quando non zappa scrive versi a modo suo, dove, senza riccioli letterari, senza retoricaq, racconta come ha rinunciato al superfluo provando ad accordarsi con l’orologio della natura, orientato alla terra con la bussola del buonsenso verso l’autosufficienza, distante dal consumismo, dalla competizione, dalle luci artificiali, dalle ossessioni cosmetiche e, per quanto può, dal denaro.
Nella loro semplicità, i versi in rima baciata di Felice sono viatico per una buona vita.
Per acquistarlo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – 019.811800
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1044 - NOTIZIARIO DELLA RETE SEMI RURALI

E' uscito il numero di dicembre del notiziario della Rete Semi Rurali

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1045 - LA PAGINA FACEBOOK DEL CONSORZIO

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