La rivista internazionale “The Journal of Agricultural Science” (Cambridge) pubblica online un editoriale scritto in occasione del settantesimo anniversario della morte del genetista agrario Nazareno Strampelli, nato a Castelraimondo nel 1866 e morto a Roma nel 1942. Gli autori dell’articolo sono Sergio Salvi (ricercatore di Castelraimondo, collaboratore di ricerca presso l’INRAN di Roma), Oriana Porfiri (agronoma libera professionista di Urbisaglia) e Salvatore Ceccarelli (già professore ordinario di genetica agraria all’Università di Perugia).

L’articolo ripercorre la vicenda storico-scientifica di Strampelli, ponendo in risalto come egli sia arrivato a comprendere, fin dal 1913, le basi genetiche della cosiddetta “insensibilità al fotoperiodo”, che consente alle piante di fiorire e giungere a maturazione indipendentemente dalla durata di esposizione giornaliera alla luce.

 

Alcuni frumenti di Strampelli, dotati di questa caratteristica che consente al cereale di essere coltivato entro un’ampia fascia di latitudine, furono utilizzati negli anni ’50 dall’agronomo statunitense Norman Borlaug (1914-2009) per ricavare delle varietà di frumento ad alta resa ulteriormente migliorate.

 

Secondo la ricostruzione fatta dagli autori, nelle varietà di Borlaug l’insensibilità al fotoperiodo fu introdotta per caso, come conseguenza dell’uso dei grani di Strampelli, senza che lo scienziato americano se ne rendesse conto. Solo in seguito Borlaug si accorse di questa caratteristica, che decretò la grande diffusione delle sue varietà di frumento in tutto il mondo all’epoca della cosiddetta “rivoluzione verde”, facendogli ottenere, nel 1970, il Nobel per la pace.

 

Sergio Salvi

 

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