Lo ha deciso l’Assemblea Generale di ECVC, che si è tenuta dal 22 al 24 marzo alla città dell’Altraeconomia di Roma, a 5 anni dall’ultima assemblea
in Italia e in occasione delle celebrazioni del 60° anniversario del Trattato di Roma, che diede il via alla PAC e alla CEE.
“Bisogna spazzare via gli equivoci, tutti devono sapere che l’agricoltura contadina nutre l’Europa - ha detto Antonio Onorati. I cosiddetti piccoli contadini producono oltre il 70 per
cento del cibo consumato nell’Unione Europea. Danno occupazione a almeno 25 milioni di persone, dopo gli stati dunque i contadini sono il maggior datore di lavoro in Europa. Man -
tengono vive le aree rurali, che altrimenti si spopolano, con tutte le conseguenze ambientali e sociali che sono sotto i nostri occhi.”
Il futuro della politica agricola comunitaria e la situazione dei lavoratori agricoli migranti ed autoctoni sono stati temi centrali della due giorni di lavori.
Importante sostegno dei delegati delle 21 organizzazioni di 18 Paesi europei è stato dato all'impegno per avere al più presto in Italia la legge che riconosca le agricolture contadine.
La convocazione dell’Assemblea generale di ECVC a Roma è stata una scelta simbolica determinata dalla volontà di far sentire la voce dei contadini alla manifestazione più parte-
cipata tra quelle organizzate a Roma il 25 marzo: “La Nostra Europa”.
Per la terra, il lavoro, la salute e la dignità le parole d’ordine della delegazione di ECVC. I contadini, in testa al corteo, hanno rivendicato il diritto di tutti a un’alimentazione sana, di qualità e a prezzi equi, il diritto a un lavoro dignitoso e a una politica agricola giusta e sostenibile in una Europa dei Popoli e della Solidarietà.
Prima della manifestazione, in Piazza Vittorio Emanuele II, ECVC e ARI hanno organizzato azioni teatrali con interventi di contadini di numerosi paesi. Un clima festoso, segnato
però dalle profonde inquietudini sul futuro.
I principi fondativi dell’Europa agricola infatti sono stati ignorati in larga misura nelle politiche degli ultimi 60 anni: il mondo contadino è stato penalizzato da misure volte soprattutto
ad attuare programmi commerciali scritti su misura per le esigenze dell’agroindustria, con effetti devastanti per l’agricoltura e i distretti rurali, privando di fatto i contadini europei dei
loro diritti e i cittadini europei della sovranità alimentare.
Lo dimostra il fatto che ECVC e ARI siano state le uniche organizzazioni agricole presenti alla manifestazione. Un’assenza che Antonio Onorati commenta così:
“C’è un conflitto di interesse. Le organizzazioni agricole maggioritarie hanno difeso il modello che la politica agricola comunitaria ha spinto: meno aziende, sempre
più grandi, più commercio internazionale liberalizzato, un’agricoltura industriale che avrebbe dovuto avvantaggiare i consumatori. Il risultato è un aumento dei
prezzi che in Italia in 12 anni è cresciuto del 25%.
Le grandi associazioni agricole sono diventate dei prestatori di servizi e molti dei servizi che forniscono sono pagati dalle risorse comunitarie.”

 

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