L’assemblea ha passato in rassegna le attività dell’anno trascorso per decidere le priorità del 2018. Sottolineando il consolidamento del Coordinamento Europeo Via Campesina (ECVC) e la partecipazione di ARI alle sue attività ed iniziative di lotta, è stata affermata la necessità di uno sforzo continuo per ampliare, nel nostro paese, il consenso alle strategie di ECVC, al di là dei sui membri. Non solo l’ennesima riforma della PAC o aspetti puntuali di questo o quel elemento della quotidianità della vita di un’azienda contadina – i prezzi, il mercato, i servizi, etc – ma la difesa di un’economia, quella contadina, fatta di resistenza al modello industriale dominante, di costruzione di alternative e innovazione, di continui adattamenti al cambiamento climatico e sociale, per dare un cibo di qualità a tutti compreso chi è costretto a vivere al limite della povertà. E’ stato ripetuto “il cibo non è un lusso ma un diritto”.

I lavori dell’assemblea si sono svolti, rapidamente, alla luce di questa affermazione. Continuare la lotta per la difesa delle sementi contadine impedendo l’ingresso silenzioso degli OGM nascosti prodotti con il genoma editing e costruendo, contemporaneamente, iniziative decentrate di case delle sementi, formazione, in particolare vivaistica, per accrescere l’autonomia ed il controllo sulla gestione dinamica della biodiversità in azienda. “Non ci interessa diventare dei piccoli agricoltori-sementieri, vogliamo solo continuare a scambiare e vendere le nostre sementi ad altri contadini per la loro coltivazione nel pieno diritto che ci è riconosciuto dalla legalità internazionale”

La campagna per l’agricoltura contadina necessita una profonda riflessione con le altre organizzazioni che ne hanno fatto parte per decidere – è emerso nella discussione – se e come continuare considerando che, sulla scorta anche della nostra iniziativa, in altri paesi europei legislazioni similari hanno visto una positiva conclusione.

ARI è un’organizzazione contadina ma rivendica il suo impegno più che decennale accanto ai lavoratori agricoli migranti, riaffermando con forza la necessità di non cadere in un assistenzialismo caritatevole ma appoggiando tutte quelle iniziative che ne facilitano il processo di sindacalizzazione come lavoratori dei campi, rafforzando così anche un dialogo fruttuoso con USB, sindacato con cui da tempo siamo in rapporto. Su questo ARI mantiene una forte collaborazione a livello europeo con ECVC.

La testimonianza del coordinamento dei comitati sardi che resistono alla distruzione della terra è stata al centro di una riflessione più ampia sul tema di accesso alla terra, della salvaguardia dell’uso agricolo e sulla necessità di iniziative più determinate e numerose nel paese. Combattere la vendita delle terre pubbliche operata dallo stato o da altri enti pubblici (regioni e Comuni), favorire tutte quelle iniziative che facilitano l’accesso alla terra per i giovani o quanti hanno scarsa disponibilità aziendale o si vogliono istallare recuperando alla vita spazi rurali desertificati o malcoltivati. L’evento pubblico del 25 febbraio a San Raffaele Cimena (TO), “TERRA - amministrazioni, comunità rurali e contadini discutono insieme: come proteggere e gestire la terra AGRICOLA, quali politiche, strumenti, INIZIATIVE, per riappropriarci dei nostri territori verso l’autonomia dell’economia contadina e la sovranità alimentare” ci ha riconfortato. Le iniziative del sindaco per la salvaguardia dell’uso agricolo della terra, le nuove associazioni fondiarie che stanno sviluppandosi e la ricerca di soluzioni che concretizzino l’accesso all’uso della terra e dei pascoli senza passare per il mercato. E’ stato commentato nell’incontro “..sono passi nella giusta direzione…ma senza una riforma radicale dei premi PAC sarà difficile tagliare il legame perverso tra politiche pubbliche e concentrazione della terra agricola..”

La ricchezza di due giorni - e notti – piene di confronti di esperienze sono la base per il nostro impegno nel 2018: far crescere la consapevolezza che l’agricoltura contadina è ancora il cuore dell’agricoltura italiana, difenderne con determinazione la sua autonomia ed il suo spazio economico, sociale e culturale, dandogli le capacità di trasformare i consumi, le catene di distribuzione del cibo, le reti economiche e sociali con cui si deve confrontare ogni giorno, le politiche pubbliche che vengono imposte in un grande paese agricolo che dietro al cibo non riesce a vedere che un cuoco o un marchio.