È di queste ore la notizia che in Trentino Agitu Idea Gudeta, allevatrice di capre e produttrice di formaggi impegnata da anni nel recupero del territorio attraverso il lavoro della sua piccola azienda familiare, ha denunciato con grande coraggio e determinazione le minacce e le violenze di cui è stata fatta oggetto. Conosciamo le cause di questi atti vigliacchi, composti oltre che da aggressioni fisiche e verbali anche da ripetuti atti vandalici ai danni di beni aziendali e persino dall'uccisione di un animale dell'allevamento: a scatenare la violenza razzista e patriarcale nei confronti di Agitu è stato il suo essere donna, e in particolare il suo essere donna, straniera e agricoltrice a capo di una piccola azienda di successo. Nell'esprimere la nostra massima solidarietà ad Agitu ribadiamo con forza che l'essere contadine e contadini, braccianti o lavoratori agricoli non ha nulla a che fare con la propria origine, con la cittadinanza scritta sui propri documenti o con il colore della propria pelle.

Le difficoltà vissute da Agitu nel decidere di stabilire il proprio progetto di vita in una piccola valle trentina spopolata, la fatica nel portare avanti la propria azienda, i mercati, la rete di vendita e l'allevamento sono esattamente le stesse sperimentate dalle centinaia di migliaia di piccoli agricoltori sparsi per l'Italia e per il mondo, così come uniche sono le sofferenze delle vittime dei soprusi di un lavoro ingiusto e schiavile nei campi delle monocolture.

Rilanciamo ancora una volta un appello ad una solidarietà reale, concreta e dal basso in tutta la contadinanza. Denunciamo l'ipocrisia istituzionale, che pur parlando di integrazione dei migranti e di recupero delle aree rurali in abbandono e spopolate non attua alcuna politica responsabile in merito, o addirittura agisce in maniera avversa all'insediamento, alla permanenza e al lavoro nelle aree rurali. Siamo vicini a tutte le esperienze agricole che resistono alle difficoltà economiche e materiali delle piccole aziende, e in particolare a coloro che sono ulteriormente sotto attacco per la loro identità, per il loro genere, per il lavoro sociale e politico che portano avanti.

Globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza per le lotte contadine e a fronte dell'odiosa ondata di razzismo che sta inquinando l'Europa.

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