La seconda giornata comincia con il tema della biodiversità agricola all'ordine del giorno e subito si capisce che la questione del biofuel (o degli agrocarburanti) monopolizzerà tutta la discussione. Infatti, gliinterventi di tutti i paesi, oltre a più o meno generiche considerazioni insupporto della biodiversità agricola, sono rivolti a dare il loro assenso sefare un testo forte di critica al biofuel mettendo in luce gli impatti negativisull'ambiente, sull'agricoltura (ovviamente quella familiare a piccola scala) e sui mercati dei prodotti agricoli (leggi aumento dei prezzi delle derrate), o se semplicemente dire che ci sono impatti positivi e negativi e che questiultimi, genericamente, andranno minimizzati.

L'intervento più atteso è quello del Brasile, paese leader del settore che ha firmato la scorsa settimana un accordo con la Germania proprio sulla produzione di etanolo a partire dalla canna da zucchero comestrumento di mitigazione dei cambiamenti climatici. E le attese non vanno deluse. L'intervento del delegato brasiliano, dopo un avvio soft in favore del ruolo degli agricoltori nella conservazione della biodiversità, entra nel vivo del dibattito affermando che per il Brasile la produzione di canna da zuccheroè assolutamente sostenibile e anzi è vitale per sconfiggere la povertà rurale.Inoltre, continua il delegato, "non ci sono relazioni tra l'aumento dei prezzi agricoli e il biofuel. Quest'ultima è dovuta solo ai sussidi perversi agli agricoltori che danno i paesi del nord". La presunta questione della deforestazione è solo una fantasia, in Brasile la canna da zucchero è coltivata in aree degradate senza nessuna conversione di superfici forestali per questo scopo (vedi Amazzonia). E per il futuro il Brasile si prepara ad esportare questa tecnologia in altri paesi del sud con situazioni agroecologiche simili. Insomma, il problema non esiste e per dimostrarlo il Brasile parteciperà alla prossima riunione presso la FAO sui cambiamenti climatici (3-5 giugno) e ha indetto un convegno specifico per il prossimo novembre.

I problemi della scomparsa della biodiversità agricola,degli agricoltori che la coltivano, dei sistemi agricoli diversificati,diventano assolutamente marginali nelle discussioni: solo pochi paesi riprendono questi temi nei loro interventi chiedendo misure specifiche. Tra questi l'Etiopia, il Peru, Haiti e, ovviamente, le organizzazioni indigene e le ong che parlano in conclusione della sessione. In particolare Patrick Mulvany,a nome delle ong, chiede la moratoria su tutti i biofuel industriali, ivi comprese le nuove generazione di piante geneticamente modificate, l'eliminazione dei sussidi per l'agricoltura industriale, che sia ribadita la centralità dei diritti degli agricoltori come espressi dal Trattato FAO e dicontinuare la moratoria sulla tecnologia Terminator. Dello stesso tenore gli interventi di Greenpeace e degli Amici della Terra, ma si ha come l'impressione che resteranno solo dichiarazioni di principio.

Interessante segnalare come il delegato australiano nel suo intervento non parli più di "agricoltura", ma direttamente di "industriaagricola". È il segno che l'agricoltura in alcuni paesi industrializzati non esiste più!

Evento parallelo "Diversità biologica e industria sementiera"
Sentendo i tre interventi dei relatori il punto di vista deisementieri emerge abbastanza chiaramente: lo scambio di risorse genetiche (semi) deve continuare ad avvenire come in passato, la questione dell'accesso èquindi centrale (meno quello della ripartizioni dei benefici derivanti dall'accesso), le nuove tecnologie (marcatori molecolari e ogm) permetteranno di velocizzare il processo di miglioramento genetico nel futuro, la questione della proprietà intellettuale non crea al momento un problema per il lorosviluppo. In questo quadro il ruolo degli agricoltori è quello di semplici consumatori di semi perché, dice l'industria, è scorretto creare un mercatoparallelo con regole meno stringenti per permettere agli agricoltori di vendere le proprie sementi: "le regole devono essere uguali per tutti". Poco importa che si tratti di mercati diversi, di prossimità per gli agricoltori e internazionaliper le ditte sementiere, non esistono eccezioni alla legge.

Tra i vari interventi segnaliamo quello del ricercatore della Syngenta che si occupa di produzioni floricole, non tanto per la novità della posizione ma perchè presentando al pubblico Syngenta cita come obiettivo della multinazionale quello di promuovere e aiutare le comunitàrurali e di proteggere l'ambiente. A sentirlo sembra di avere a che fare con un'oragizzazione non governativa no profit, piuttosto che con l'impresa che produce 1 pomodoro su 7 ditutti quelli che sono prodotti nel mondo!

Tra le priorità future per il miglioramento genetico indicate dall'Associazione europea dei sementieri il tema della qualità è completamente assente: resistenza a malattie, alla siccità e migliorare l'efficienza dell'uso dell'acqua sono i campi del futuro.