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X-WR-CALNAME;VALUE=TEXT:Festa dei frutti dimenticati, Casole Valsenio (RA)
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DESCRIPTION:\nI prodotti delle piante da frutto domestiche o spontanee che un tempo crescevano vicino alle case coloniche, nei campi o nei boschi, erano destinati, quasi esclusivamente, al consumo domestico o al piccolo mercato locale cosÃ¬ che erano un tuttâuno con la cultura, la mentalitÃ  e i modi di vita della popolazione contadina del passato, condividendone anche la repentina scomparsa.\nOggi mangiare marroni, noci, nocciole, sorbe, giuggiole, corniole, mele da rosa, pere volpine, azzeruole, melagrane e cosÃ¬ via, rappresenta un piacere del palato ed un recupero del patrimonio culturale e materiale del passato, a cominciare dalle abitudini alimentari che portavano a consumare quei frutti, conservati nei solai, nelle lunghe e fredde sere di veglia.\nFrutti che aiutavano anche a combattere meglio il freddo dellâinverno grazie al loro potere calorico: il gheriglio della noce, ad esempio, costituisce un alimento quasi completo, con un altissimo numero di calorie.\nQuesti frutti rappresentavano gli strumenti della sopravvivenza anche dal punto di vista psicologico: mettere al riparo nei grandi solai noci, avellane, mandorle, castagne, melegrane, nespole, pere, mele e sorbe, in attesa della maturazione o per la conservazione dava sicurezza e permetteva di affrontare lâinverno con la consapevolezza che, in ogni caso, câera qualcosa da mangiare, cosÃ¬ comâera o insieme al pane.\nOggi ritornano, grazie ad agricoltori che, per amore o nostalgia del passato, hanno sollevato dalla morte vecchie piante o ne hanno collocate di nuove grazie anche ad iniziative come quella della Festa dei frutti dimenticati di Casola Valsenio. Una festa che li ripropone allâattenzione di turisti, visitatori, studiosi e di chi non li ha finora conosciuti sotto lâaspetto alimentare, ma solo come elementi identificativi di una condizione ambientale ed umana tipica della collina faentina fino alla metÃ  di questo secolo.\nRecuperando i frutti di un tempo non si ritrovano solo i sapori del passato, ma si recupera anche un mondo fisico e culturale che ci riavvicina alla natura, ad un modo di vivere e di alimentarci piÃ¹ semplice e piÃ¹ sano e che permette anche di riallacciare i legami con la cultura popolare contadina in tutte le sue espressioni, cosÃ¬ da poter ricordare e capire il passato.
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