Le leggi regionali sulla biodiversità agricola

L’esperienza italiana di legislazioni regionali rappresenta uno dei pochi esempi operativi in Europa di protezione e valorizzazione delle risorse genetiche di interesse agrario e può considerarsi per molti versi anticipatrice di norme a livello nazionale ed europeo che siano in linea con gli obbiettivi del Trattato FAO sulle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura (ITPGRFA).

L’origine di questa esperienza si può individuare nell’iniziativa della regione Toscana con la Legge Regionale 50/97 sulla “Tutela delle risorse genetiche autoctone”, seguita nei successivi anni dalle iniziative di Lazio, Umbria, Friuli Venezia Giulia, Marche, Emilia Romagna e Basilicata (e dalla nuova legge della regione Toscana nel 2004). Queste iniziative condividono la consapevolezza che soltanto in poche delle specie coltivate oggi in Italia è possibile ritrovare ancora in coltivazione varietà locali o vecchie varietà. L’interesse dei singoli agricoltori al mantenimento delle varietà e razze autoctone si riduce sempre più, non avendo una convenienza economica alla conservazione e utilizzo della diversità agricola. Il patrimonio delle specie e varietà di interesse agrario e zootecnico presente sul territorio è quindi minacciato da erosione genetica e sono necessari degli strumenti di conservazione e incentivi volti all’uso sostenibile delle risorse genetiche autoctone.

All’interno del contesto italiano, l’esperienza delle leggi regionali si configura anche come un utile laboratorio di sperimentazione a livello locale, dal momento che, in base alla Costituzione, le regioni hanno potestà legislativa nel campo dell’agricoltura. Inoltre, la legge italiana di recepimento del Trattato individua espressamente le regioni come i principali soggetti a cui spetta l’implementazione degli obbiettivi del Trattato. E’ importante quindi notare come le esperienze delle leggi regionali evidenzino il ruolo del contesto locale per affrontare il tema dell’uso sostenibile delle risorse genetiche. In particolare, coniugare lo sviluppo del territorio con la conservazione della biodiversità agricola sembra essere una strategia appropriata per allineare incentivi locali e obbiettivi globali volti al perseguimento del bene collettivo derivante dall’uso sostenibile delle risorse genetiche di interesse agrario.

Obiettivo delle leggi regionali

L’obiettivo delle leggi regionali è quello della tutela e valorizzazione del patrimonio delle risorse genetiche autoctone, in particolare quelle più a rischio di erosione. In alcuni casi vengono considerate unicamente le varietà animali e vegetali di interesse agrario (Lazio, Umbria e Marche), mentre in altri casi l’oggetto della protezione e valorizzazione si estende alle risorse di interesse forestale (Toscana e Friuli). Sebbene la maggior parte delle leggi si riferisca alla tutela delle risorse genetiche autoctone, nei testi più recenti (Toscana ed Emilia-Romagna) si è passati più espressamente al concetto di varietà e razze locali, esplicitando comunque in chiave giuridica una corrispondenza tra i due concetti. Questo passaggio semantico sembra finalizzato ad una visione più organica delle risorse genetiche, dove la valenza prevalentemente economica del termine “risorsa” si unisce agli aspetti ecologici, agronomici, culturali e storici che legano il concetto di “territorio” a quello di “varietà”.

Per approfondire..

La Regione Lazio ha approvato nel 2000 la LR 15 dal titolo "Tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario".

 

La Toscana è stata la prima regione italiana ad avere una legge regionale sulla biodiversità agricola: la LR 50 del 16 luglio 1997 "Tutela delle risorse genetiche autoctone".

Nel 2004 questa legge è stata aggiornata dalla LR 64 del 16 novembre 2004 "Tutela e valorizzazione del patrimonio di razze e varietà locali di interesse agrario, zootecnico e forestale.