Attività
Sono ormai molte le attività che vedono partecipe Rete Semi Rurali insieme ai suoi soci. Per renderle più chiare e trasparenti abbiamo creato questa sezione del sito, organizzandole sulla base delle diverse tipologie: progetti italiani, progetti di ricerca europea, le campagne, gli incontri di Rete Semi Rurali e quelli a livello europeo del Coordinamento Let's Liberate Diversity (ECLLD). Nel tempo aggiorneremo questa sezione con la parte storica del vecchio sito, in modo da condividere sul sito il lungo percorso fatto in questi 10 anni.

Progetti Italiani

  • parole contadine - Nuove forme di comunicazione in agricoltura, esperienze a confronto +

    La necessità e opportunità dell'incontro nasce dalla consapevolezza che l'agricoltura sta subendo dei profondi cambiamenti che riguardano non solo i Leggi tutto
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Progetti Europei

  • CAPSELLA Project - Newsletter n. 03/17 +

    CAPSELLA Project - Newsletter n. 03/17 CAPSELLA Project - Newsletter n. 03/17 The CAPSELLA Consortium (Collective Awareness PlatformS for Environmentally-sound Land management based on data technoLogies and Leggi tutto
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Incontri RSR

  • Incontro Annuale RSR | Pantarei | #ruralcommunity +

    Incontro Annuale RSR | Pantarei | #ruralcommunity Una breve sintesi dell'incontro annuale della RSR 2018 a Passignano del Trasimeno. A cura di Cristian Benaglio il video qui Leggi tutto
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Campagne

  • Free Pepper - Campagna contro il brevetto di syngenta sul peperone +

    Free Pepper - Campagna contro il brevetto di syngenta sul peperone Comunicato stampa. Peperone libero!  L'intera Europa si oppone al brevetto di syngenta sulle piante di peperoni  Monaco/ Berna/ Zurigo, 3 Febbraio Leggi tutto
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Calendario Attività

Durante il secondo giorno dei lavori del GB3 si sono svolti due Side Events riguardanti i Farmers’ Rights e la loro applicazione.

Nel primo evento, organizzato da SEARICE (South East Asia Regional Initiatives for Community Empowerment), è stata presentata l’esperienza che si sta svolgendo nelle Filippine per favorire un’attiva partecipazione degli agricoltori nei processi decisionali che riguardano la conservazione e l’uso sostenibile delle risorse fitogenetiche. L’empowerment delle comunità e la loro partecipazione ai processi decisionali è infatti una delle misure proposte dall’Art. 9 del Trattato per favorire l’applicazione dei Farmers‘ Rights, nonchè una delle componenti essenziali del discorso sulla “giustizia ambientale” e sui diritti umani riguardo al sostentamento.

 

Il caso Filippino è di particolare interesse perchè sebbene esistano numerose norme e legislazioni che prevedono formalmente la partecipazioni degli agricoltori e comunità locali o almeno la loro consultazione, tuttavia tra gli agricoltori e comunità locali vi è una scarsa consapevolezza e una limitata capacità a gestire questo diritto alla partecipazione. Per questo motivo, una serie di incontri regionali e nazionali sono stati organizzati con l'obiettivo di creare una comprensione condivisa e comune dei problemi e dei vincoli che le comunità contadine sentono nella loro attività agricola e nell’uso sostenibile delle varietà tradizionali. Allo stesso tempo, questo processo di condivisione collettiva è servito a rinforzare la consapevolezza delle comunità contadine filippine dell’importanza della partecipazione ai processi decisionali sulla conservazione e uso sostenibile delle risorse fitogenetiche.

Il diritto alla partecipazione è solo una delle misure necessarie per la realizzazione dei Farmers’ Rights. Durante il dibattito che è seguito alla presentazione, ci si è chiesti infatti quanto il diritto alla partecipazione non sia un elemento dei farmers’ rights che viene solo dopo all’ottenimento di altri diritti di giustizia sociale, in particolare quello legato alla proprietà della terra da parte dei contadini.

Il secondo evento è stato invece organizzato dal Fridtjof Nansen Institute, GTZ e Development Fund e ha affrontato in una maniera più ampia il tema dei Farmers’ Rights. Regine Andersen del Fridtjof Nansen Institute ha presentato l’Information paper che l’istituto ha sottomesso al GB3. In questo lavoro molto chiaro e dettagliato il punto centrale per la realizzazione dei Farmers’ Rights è quello di creare uno “spazio giuridico” che permetta ai contadini - soprattutto nei paesi in via di sviluppo - di continuare nella loro opera di custodi della biodiversità agricola e innovatori di varietà adatte ai più diversificati contesti agricoli.
Questo spazio giuridico non dovrebbe seguire un approccio puramente “proprietario” che punta alla chiusura dell’accesso alle varietà contadine e alle conoscenze tradizionali per ottenere una semplice compensazione economica al contributo che le comunità agricole alla conservazione e mantenimento della biodiversità agricola.
Al contrario, è necessario trovare un bilanciamento tra la necessità di proteggere le comunità agricole dalla appropriazione indebita delle loro risorse, ma allo stesso tempo ridare vitalità allo spirito di scambio e collaborazione che ha permesso nei millenni lo sviluppo di varietà e conoscenze tradizionali.
Per questo motivo, lo spazio giuridico necessario per la realizzazione dei Farmers‘ Rights, secondo la Adersen, deve passare soprattutto tramite un riconoscimento delle pratiche tradizionali di risemina e scambio dei semi da parte degli agricoltori. Queste pratiche sono infatti alla base della conservazione on farm e dello sviluppo varietale e adattamento delle varietà. Per questo motivo è necessario approfondire se le legislazioni nazionali sulla commercializzazione delle sementi e UPOV abbiano impatto negativo sul riuso e scambio tra agricoltori di varietà tradizionali e varietà commerciali.
A queste conclusioni è arrivato anche Bert Visser, che ha presentato i risultati di un gruppo di discussione internazionale sui Farmers’ Rights. Il gruppo di discussione si è svolto online ed hanno partecipato 59 persone moderate da Robin Pistorius. I risultati di questa discussione sono stati sintetizzati in 6 newsletter e rappresentano il primo confronto a livello internazionale su questo tema.

In seguito alle due presentazioni, al dibattito hanno preso la parola diversi partecipanti. In molti casi erano rappresentanti degli agricoltori che hanno sostenuto, mediante le loro esperienze, la realizzazione dei Farmers’ Rights.
Al dibattito è intervenuto anche il rappresentante dell’UPOV, per cui non sono necessarie ulteriori misure per creare un nuovo spazio giuridico per i Farmers’ Rights. In particolare, UPOV non crea assolutamente limitazioni all’esercizio dei diritti dei contadini. In primo luogo, perchè ogni contadino che sviluppi una nuova varietà può registrarla come una privativa se soddisfa i requisiti per la registrazione. In secondo luogo, perchè UPOV91 prevede già la deroga al riutilizzo (ma non allo scambio!!!) di sementi per uso non commerciale e che gli stati applichino eccezioni per determinate specie o classi di agricoltori. Infine, il rappresentante UPOV ricorda come la privativa varietale sia limitata a 20 anni, dopo i quali la varietà protetta rientra nel “pubblico dominio” e quindi può essere liberamente utilizzata dai contadini.

a cura di Enrico Bertacchini