Il mercato sementiero è molto regolamentato in Europa, le esigenze in materia di qualità delle sementi e di proprietà intellettuale fanno sì che i semi sempre più siano dei prodotti commerciali standardizzati. In effetti, la biodiversità non abita più le campagne, quantomeno quelle inserite nella filiera agro-industriale (Velvée, 1993). Anche in questo ambito, però, continuano a esserci conflitti tra agricoltori e industria sementiera, con i primi che rivendicano il loro diritto a riprodurre e vendere in azienda sementi protette iscritte al catalogo ufficiale e i secondi che cercano di limitare il più possibile quello che ai loro occhi non è un diritto ma un “privilegio” e quindi revocabile se non più necessario (Grain, 2007). È intervenuta in proposito anche l’Unione Europea che ha definito i parametri entro cui gli agricoltori possono legittimamente riprodurre in azienda le varietà (Benozzo, 2004). Se si pensa, però, che in Europa il sistema di approvvigionamento di seme da parte degli agricoltori sia esclusivamente legato alla vendita da parte dell’industria sementiera, ci si sbaglia di grosso. Come si vede nella tabella seguente, elaborata a partire da dati della Federazione Internazionale dell’Industria Sementiera, il mercato delle sementi certificate si attesta in media sul 50% del seme e parallalemente troviamo ancora la presenza di quello che si potrebbe chiamare sistema sementiero informale e che l’industria sementiera definisce “illegale”. Si tratta di sementi non iscritte al catalogo ufficiale e spesso definibili come varietà locali o tradizionali.Va, inoltre, aggiunto che altri fattori, come la politica agricola europea (PAC) e la modernizzazione delle campagne, hanno spinto per allontanare sempre di più gli agricoltori dai semi. Ricerca, legislazione, politiche, sistemi economici, integrazioni di filiera tutti hanno lavorato in una sola direzione finalizzata a far assomigliare sempre più l’agricoltura ad una qualsiasi altra attività economica del sistema capitalistico. In questo passaggio l’agricoltore, non più contadino ma ridefinito imprenditore agricolo, diventa acquirente di beni e tecnologia prodotte altrove, perdendo la capacità di saper leggere e interpretare il proprio ambiente. Gli esperti, i tecnici avranno tutte le risposte alle sue domande.